Mer 30 Settembre 2020
ANNO I
15 | Novembre | 2015

PERICOLO DI SVOLTA

Lunedì 9 novembre 2015 il parlamento Catalano ha approvato ( con 72 voti favorevoli e 63 contrari) la proposta di risoluzione indipendentista con cui si annuncia la volontà di “disconnessione” dalla Spagna. Non è lontano il ricordo del referendum dello scorso anno (18 settembre 2014) in cu gli scozzesi votarono (con il 55,3%) contro il provvedimento che sanciva l’indipendenza del proprio     Stato dal Regno Unito.Questi fenomeni, sempre più frequenti, e con un seguito in ascesa sono sintomo di un’Europa che sta cambiando direzione. Il fallimento dell’Unione Europea è certo un incentivo di crescita di queste correnti tutt’altro che democratiche o moderate.

La primavera Araba con la conseguente instabilità politico-istituzionale del medio-oriente , il pericoloso avanzamento dell’ISIS e la questione immigrati sono tutti punti a sfavore di questa Europa unita, nata dalla ceneri del secondo conflitto mondiale con lo scopo di connettere le varie realtà nazionali ed evitare il ripetersi di avvenimenti tanto devastanti.

Unione Europea che certo non ha dimostrato di essere all’altezza di queste ultime sfide, con la crisi economica, degli ultimi anni, che certo non ha giocato a suo favore.

Insomma una crisi economica sommata ad una crisi “morale” hanno dato come unico risultato il crollo delle certezze del “vecchio continente” che ne è uscito sconfitto e incapace di trovare soluzioni efficaci alla risoluzione di tali problemi. Forse è da qui che i movimenti di estrema destra traggono la loro forza: con Marine Le Pen che nelle scorse elezioni dipartimentali ha ottenuto il 25,9% dei voti in Francia e David Cameron, che da convinto oppositore nei palazzi Europei, (con la promessa di un referendum per uscire dal’UE), ha riottenuto il secondo mandato di governo, (con una netta maggioranza), lo scorso maggio in Gran Bretagna.

Non c’è bisogno poi di allontanarsi tanto per trovare il sorgere, o meglio il risorgere, di questi movimenti. Piazza Maggiore a Bologna, domenica 8 novembre ne è un esempio. Un Matteo Salvini segretario della “Lega Nord per l’indipendenza Padania” (meglio nota come LEGA NORD) che guida il nuovo polo di destra non è certo da sottovalutare. Non sono lontani gli slogan leghisti di “Roma ladrona” e della “secessione veneta”, anche se sono, o almeno sembrano, deposti dal nuovo segretario del Carroccio, per far spazio a “via gli immigrati da casa nostra” e “fuori dall’euro”. Chi conosce la Lega sa però che i cambi di rotta non sono poi così rari: da quell’Umberto Bossi che in una famosa intervista al quotidiano “La Voce” dichiarava “Berlusconi ha solo una macchina di cartapesta, il nord è nostro. Si levi dalla testa l’idea di fare il premier, non glielo permetteremo mai…” per poi stringere, qualche mese dopo, un’alleanza proprio con il partito dello stesso S.B. governarvi insieme per 252 giorni del primo governo Berlusconi.

Qualcuno potrebbe obiettare che con il nuovo leader leghista le situazioni sono cambiate; ma anche qui ricorderete i tweet, (come quello del 16 luglio 2012 “[…] sono sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi”), di Salvini che inveiva contro chi ipotizzava un nuovo accordo con il presidente di Forza Italia, posizione chiaramente smentita da quella piazza Maggiore di una settimana fa. Non sono solo i mezzi a cambiare bensì gli equilibri, anche in Italia. Nel 1994 era il Carroccio a sostenere il partito del “cavaliere”, oggi, nonostante siano passati più di venti anni , i partiti sono gli stessi ma i ruoli si sono invertiti e lo stesso Berlusconi non ha potuto che appoggiare la leadership di Salvini. In tutto ciò non c’è soltanto il passaggio di testimone da una personalità carismatica ad un’altra, ma ben più importante, da non sottovalutare, è la scomparsa di un vero CENTRO-destra (guidato per un ventennio dall’ex premier che riuscì a spostare verso il centro l’equilibrio politico perfino della Lega Nord) e l’inclinazione di questa coalizione sempre più verso l’estrema destra.

Dalla Catalogna, alla Gran Bretagna passando per la Francia fino ad arrivare in Italia è chiara la strada che molti Stati Europei stanno per intraprendere. Quelle “destre” estremiste ed indipendentiste, che sembravano ormai deposte dopo la seconda guerra mondiale e il successivo crollo del muro di Berlino, stanno risorgendo con un consenso sempre più vasto.Nel loro programma non compare più l’aspirazione all’indipendenza dal governo centrale del proprio Paese, poiché oggi questi partiti hanno tutte le opportunità di arrivare alla guida della loro nazione; così lo spirito indipendentista si è spostato su un fronte più ampio: l’UE.

Non sono più i nostalgici dei vecchi tempi ad incentivare la crescita di questi movimenti ma soprattutto una gran parte dei “giovani” convinti che questa sia l’unica risposta possibile a governi europei e nazionali sconfitti dalla loro stessa politica.

Come direbbe Lubrano “la domanda sorge spontanea”:

è davvero questa la direzione giusta?

 

 

 

 

 

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