Mer 30 Settembre 2020
ANNO I
07 | Febbraio | 2016

La notizia che non fa più notizia

-Venerdì 5 febbraio 2016, il governatore della regione Campania Vincenzo De Luca viene assolto dalla Corte d’Appello di Salerno nel processo relativo al progetto di un termovalorizzatore nella città di cui era sindaco.-

Si gridò allo scandalo quando lo stesso De Luca venne eletto dal popolo come presidente della regione, le opposizioni tutte a gran voce chiesero le dimissioni del governo e dello stesso Renzi che aveva appoggiato la candidatura di un condannato alla presidenza della regione campana.

Tutti i TG e le maggiori testate giornalistiche titolavano a caratteri cubitali che la rottamazione, cavallo di battaglia dello stesso presidente del consiglio, veniva fatta solo sui politici scomodi al premier.

La legge 6 novembre 2012, n. 190 nota più comunemente come “legge Severino” non veniva applicata da un governo di parte che proteggeva i “suoi” corrotti sotto la propria ala usando “due pesi e due misure” (come molti leader delle opposizioni affermarono), temporeggiando sull’applicazione del provvedimento per consentire la nomina della giunta regionale.

Una notizia insomma che turbò non poco il Paese mettendo in moto velocemente e pesantemente la macchina del fango, giornalisti e politici smisero di fare il proprio mestiere e velocemente divennero commissari, giudici e agenti segreti svelando tutti i retroscena dell’ex sindaco di Salerno e di tutta la sua famiglia. Uno scoop che durò settimane tra il silenzio imbarazzante del segretario del PD nonché primo ministro che non prendeva provvedimenti né dal suo partito né dal suo governo.

Una vicenda che scosse molto gli equilibri della stessa maggioranza e un clamore mediatico oltremodo smisurato.

Ad oggi ci si aspetterebbe quindi che le stesse reti televisive e gli stessi giornali che avevano tanto approfonditamente svolto indagini accurate sulla vita del presidente campano e sui suoi presunti abusi parlassero con la stessa vemenza della sua assoluzione ma non è così.

Come sempre in questo Paese le notizie hanno pesi e importanza diversi, a chi interessa che De Luca sia stato assolto con formula piena dai reati per cui tutti invocavano a gran voce le dimissioni? A chi interessa che dopo due anni sia stato dissequestrato il Crescent, il mega complesso edilizio progettato dall’architetto Ricardo Bofil e voluto da Vincenzo De Luca quando era sindaco? A chi interessa che il presidente sospeso appena dopo la nomina della giunta regionale possa finalmente oggi governare nel suo ruolo, eletto dai cittadini?

A quanto pare a NESSUNO, pochi o nulli sono stati gli articoli ed i servizi su questo fatto di politica interna, inversamente proporzionali a quelli che ci furono nel giugno 2015 da coloro che senza aspettare la fine del processo puntarono il dito inquisitore contro De Luca, la sua famiglia, il suo incarico e il suo precedente operato da primo cittadino.

Lo stesso imputato, assolto qualche giorno fa (lo ribadiamo) ha commentato così la vicenda: “Mi auguro che si esaurisca, nel dibattito pubblico, la tendenza dilagante a calpestare con disinvoltura la dignità di persone e famiglie oltre le regole di uno Stato di diritto; che si affermi l’abitudine a confrontarsi civilmente, in un clima di rispetto reciproco.

L’essere uomini è più importante delle bandiere di partito”.

 

Su quest’ultima frase vorrei porre l’attenzione, perché nel dibattito politico italiano sempre più spesso le bandiere sostituiscono gli uomini e i propri ideali; in quella tanto criticata politica della prima repubblica per quanto marcio e corrotto fosse gran parte del sistema, le affermazioni venivano attribuite ad un uomo, che fosse un leader di partito o un semplice deputato ognuno si assumeva la responsabilità di ciò che affermava, a volte anche contro le linee generali della fazione politica di cui si faceva parte; c’erano battaglie personali con DIETRO una bandiera. Oggi nella politica italiana invece le bandiere sono DAVANTI alle persone, per cui se il partito decide una linea per attaccare i propri avversari nessuno se ne discosta, anzi tutti se ne fanno portavoce senza pensare che dietro tutto ciò ci sono PERSONE,UOMINI, FAMIGLIE. La macchina del fango sempre più spesso e sempre più facilmente si mette in moto sbattendo su prime pagine e copertine,politici (in questo caso) ma non solo, distruggendo la reputazione e la vita di molti per vendere qualche copia in più in quelle settimane e poi dimenticarsi della vicenda. Questo del governatore della regione Campania è un piccolo esempio di tutto ciò, ogni giorno ci sono notizie nuove, ci si dimentica subito di quelle vecchie senza pensare che dietro a quelle bandiere che siano di un partito o di un’ideologia ci sono uomini, e queste stesse persone dovrebbero abbassare la “ bandiera” ogni tanto per vedere cosa hanno di fronte. Stiamo sempre più perdendo il contatto tra PERSONE, erigendo muri e issando bandiere o simboli nascondiamo il volto di chi c’è dietro dimenticando come ha detto lo stesso De Luca che “l’essere uomini è più importante delle bandiere di partito” e lasciatemi aggiungere è più importante di qualsiasi bandiera.

Torniamo ad incrociare lo sguardo dei nostri “nemici” prima di crocifiggerli, smettiamo di comportarci come Pilato, smettiamo di muoverci per volontà della folla, dei molti, puntiamo sulla qualità e non sulla quantità del consenso. È facile avere molto consenso cavalcando le notizie comode senza poi vedere come finiscono davvero, è facile nascondersi dietro un simbolo e renderlo statico, lì fermo sulla poltrona a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Rendiamo dinamica la politica di questo Paese, le lotte di ogni italiano, non chiudendoli dentro stereotipi ma analizzando oggettivamente le vicende e combattendo, se necessario, anche contro i principi cardine della bandiere che portiamo in spalla, adattandoli al reale.

Smettiamo di infangare, insultare e denigrare chiunque per fare ascolti o ricevere applausi, entriamo nel merito delle questioni che siano di cronaca o di politica, discutiamone da esseri civili e se necessario alla fine chiediamo scusa. Non c’è un modo giusto ed unico di parlare di qualcosa ma sicuramente è possibile parlarne con lealtà e fino in fondo.

 

 

 

 

 

 

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