Gio 9 Luglio 2020
ANNO I
13 | maggio | 2016

Bandiere senza significato

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L’immagine che vedete sopra è una delle copertine di quaderni e block notes che negli anni ’90 raffigurava il simbolo di ciò che in Europa stava accadendo. Il muro di Berlino che il 9 novembre 1989 veniva abbattuto e apriva una finestra sull’UE, su quella bandiera blu con le stelle, simbolo antico dell’armonia e solidarietà che stava nascendo tra i vari Stati membri.

Un ideale profondo si instaurava dopo la guerra e la successiva lenta ricostruzione, l’ideale di più nazioni che deposte le armi se pur nelle loro infinite diversità potevano convivere in pace.

Una tavola rotonda proprio come l’ordine delle stelle sulla bandiera, un tavolo per discutere insieme delle problematiche da risolvere nel vecchio continente, tutti seduti dalla stessa parte.

Quelle stelle che illuminavano la nuova strada per un cammino più sereno, lontano da guerre e soprattutto da muri; l’idea di un’EUROPA che UNIVA e collaborava.

Ad oggi possiamo certo affermare che grandi passi in avanti sono stati fatti in questa Unione Europea ma in questo difficile momento storico quella bandiera che racchiudeva molteplici significati sta perdendo stelle, stelle importanti come quelle di collaborazione e UNIONE.

 

La richiesta di Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia di prorogare per ulteriori sei mesi il controllo alle frontiere è stata accettata la settimana scorsa dalla Commissione Europea che ha di nuovo, se ce ne fosse ancora bisogno, strappato un brandello di ciò che resta di Schengen.

 

L’UE continua ad allontanarsi dai propri ideali, dai pilastri su cui poggia, gli Stati membri guardano sempre più il proprio terreno senza mai alzare gli occhi al cielo, lì dove sventola una bandiera blu con dodici stelle, le stesse in cui nel vicino/lontano 1989 credettero i cittadini Tedeschi così come tutti quelli europei.

 

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La seconda parte di questo breve commento si basa invece sulla bandiera che nel 1994 aprì la strada ad un ventennio di storia tutta italiana.

Quel nuovo partito dal nome “FORZA ITALIA” diventò con il tempo inscindibile dal suo leader Silvio Berlusconi, in questi anni infatti dire centro-destra o nominare l’ex cavaliere equivaleva a menzionare la medesima cosa.

Per chi non ne avesse avuto il presagio in quella sera del 12 novembre 2011 in cui molti affermavano che il detto “BERLUSCONISMO” fosse ormai tramontato, ad oggi dopo la notevole svolta dei candidati sindaci a Roma si può tranquillamente affermare che Berlusconi non è più il leader di nulla se non del Milan (anche se per poco).

 

Certo il lancio delle monetine nella piazza del Quirinale di quel 12 novembre aveva portato i più anziani indietro di un ventennio a quel 30 aprile 1993 in cui il leader politico aveva il nome di Bettino Craxi ma la scena era al quanto similare.

In quella notte del ’93 finiva un’epoca sotto il rumore di lire lanciate da una folla in delirio che gridava “LADRO” al presidente del PSI; possiamo ormai affermare con certezza che il rumore degli euro lanciati da una folla in delirio che gridava “BUFFONE” al presidente del PDL ha chiuso un altro ventennio politico e certamente storico.

Naturalmente quello fu solo un presagio, una sorta di dejavu ma molti sono stati in questi anni gli eventi che hanno portato l’ex premier ad una caduta nel baratro.

L’ultimo evento a Roma è simbolo di una fine disperata di Berlusconi che ormai ha lo stesso valore nel panorama politico italiano di un due di bastoni con briscola a coppe.

Il voler difendere fino all’ultimo il proprio candidato, nello specifico Guido Bertolaso, e poi doverlo lasciare per mancanza di consenso e non appoggiare la Meloni, ormai candidata di quella destra che va delineandosi non solo in Italia, è certo una caduta di stile e una mancata lungimiranza che il presidente di Forza Italia non avrebbe compiuto nei tempi migliori.

 

La bandiera di quel partito che rappresentava la “destra” italiana, di quel leader che aveva creato una nuova forza politica capace di riunire cattolici, democristiani e uomini di destra senza mai scindersi non ha ormai più alcun significato se non nella storia politica di questo nostro Paese.

 

Il nome di Berlusconi sul simbolo del partito così come la sua presenza in alcune piazze italiane è soltanto una calamita per i vecchi nostalgici di un tempo che fu, ma che non sarà mai più.

 

 

 

 

Insomma queste bandiere stanno perdendo il loro significato, che si tratti di un’istituzione fondamentale come l’UE o di un partito nazionale e del suo ex leader questi sono piccoli segni di un Europa, di un mondo politico che cambia più velocemente dei suoi abitanti.

 

È questo un bene?

 

 

 

 

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