Emiliano, Renzi e qualcun altro….

 

 

Già entrati in piena campagna elettorale, i vari schieramenti sono alle prese con il confronto interno nei partiti ed eccoci a scenari del tutto incomprensibili, a corsi e ricorsi, a novità dell’ultimo momento.

 

Berlusconi sfida Salvini, ma sappiamo tutti che correranno divisi, sempre se la corte darà il via libera all’ex cavaliere per la candidatura altrimenti chissà.

 

Il centro è in pieno riassesto, corre a formare nuovi piccoli partiti per unire qua e là parlamentari legati alla poltrona e timorosi di una soglia di sbarramento che  impedisca loro di risedere sulle poltrone di Montecitorio o Palazzo Madama, nuove sigle, nuovi e vecchi uniti sotto lo stesso ombrello in previsione del temporale della nuova, se mai si farà, legge elettorale.

 

Il Movimento 5 stelle ancora alle prese con Raggi, stadi ed altro non ha formulato, per ora, il toto nomi che saranno poi candidati alle “primarie sul Web”, ma tutti sappiamo che fondamentalmente sarà una corsa a 2, che vedrà protagonisti Di Maio, già in piena campagna elettorale, e Di Battista più cauto e sotto l’ala protettrice del leader genovese.

 

A sinistra come sempre ci si divide, certo non si può dire che imparino dai propri errori, peccano sempre tutti di superbia, che siano vecchi rottamati o giovani rottamatori.

La finta scissione delle scorse settimane ha alzato un polverone per deviare e confondere quei pochi elettori di centro sinistra ancora presenti in Italia.

Rossi e Speranza fondano un nuovo partito, D’Alema non è ancora uscito dal PD così come Bersani pur essendo sembrati loro i fautori della “finta-scissione”. La vera novità sono le candidature alle primarie, dopo la richiesta del congresso a Renzi, da parte della minoranza Dem, e poi la successiva critica per averlo convocato troppo in fretta, c’è chi ha deciso di restare nel PD e sfidare l’ex premier:

Emiliano, governatore della Puglia, dice di voler combattere dall’interno la linea egocentrica di Renzi e si dice positivo sull’esito delle primarie; a suo dire, infatti, se tutti quelli che non condividono il pensiero “renziano” andassero a votare, il 30 aprile, lui avrebbe non poche speranze di vittoria. Come contraddirlo? Il referendum di dicembre ne è una prova.

L’altro candidato è Andrea Orlando attuale ministro della giustizia e da sempre nella sinistra.

 

Ma passiamo ad un livello più profondo ed esaminiamo le tre, per il momento, candidature dei leader PD.

 

-Orlando, un nome tra tanti per deviare e disperdere qualche voto, oltre che l’attenzione sulla sfida a due RENZI-EMILIANO; del resto il guardasigilli non avrebbe alcun motivo di sfidare né il “vecchio PD” né il “nuovo PD” poiché da entrambi ha sempre ottenuto appoggio e dicasteri.

 

-Emiliano, una candidatura che all’apparenza sa di coraggio, il coraggio di chi, pur non condividendo la linea politica di Renzi, anziché nascondersi dietro piccoli partiti sopra la soglia di sbarramento oppure in minoranze interne che fanno polemiche sterili, ha la voglia e la forza di sfidare alle urne l’ex premier. Ma è davvero solo questo?! Come mai il governatore della Puglia aveva prima annunciato la propria uscita dal partito e poi ha cambiato idea? Come mai questo cambio di rotta corrisponde accidentalmente a quello di D’Alema e Bersani? Ci sarebbe un’ipotesi, forse azzardata, forse fantascientifica (ma solo il tempo potrà dirci a quali di queste categorie appartenga). L’ipotesi in questione è che, ancora una volta, ci sia un burattinaio, forse due, ed un burattino. Emiliano sembra tanto una marionetta guidata dalle mani esperte di un ex premier con i baffi, lo stesso che ha guidato la scissione uscendo silenziosamente dalla coda del corteo. Potrebbe quindi non trattarsi di una semplice sfida al rottamatore Renzi, bensì di un ritorno dei rottami con nuova carrozzeria ed interni in pelle. Un volto nuovo ad una macchina vecchia e conosciuta, quasi a non saper rinnovare mai davvero, fino in fondo, questa sinistra; un po’ come la Fiat che non riesce mai a dare nuovi nomi alle proprie auto ed ecco la nuova Panda, la nuova 500,la nuova Tipo, il nuovo PD Emiliano-D’Alema-Bersani.

 

-Renzi, sicuro di se stesso e convinto che accelerando i tempi delle primarie possa ancora cavalcare l’onda di chi lo rimpiange a Montecitorio, o di chi pensa che le sue dimissioni siano state un atto coraggioso e non del tutto dovuto. Oltre chiaramente alla spavalderia di serie, montata in ogni suo modello.

 

 

 

Il vincitore delle primarie sarà il nuovo leader PD, almeno fino alla prossima scissione o minoranza interna, ma l’unica certezza in questo centro-sinistra è che la superbia appartiene proprio a tutti, si guarda da sempre dentro il proprio cortile, ci si litiga questa o quella parte dell’orticello senza mai guardare dalla finestra e accorgersi che fuori c’è chi, a suon di populismo, sta guadagnando grandi appezzamenti di terreno, li sta coltivando e già raccoglie i primi frutti. Ma nel PD sono ancora impegnati a capire chi deve arare e chi seminare, nel frattempo la terrà è incolta e quei pochi germogli nati si stanno seccando.

 

 

 

 

Questa partita sembra quasi un déjà-vu di qualche mese fa, in un altro continente; non c’erano Emiliano o Renzi ma una certa Clinton e un certo Sanders tutti intenti a lottare e dividere fino all’ultimo voto il proprio partito, a confondere e scoraggiare i propri elettori. Al di fuori un certo Trump senza curarsi delle polemiche interne conquistava terreno, ma tutti lo ritenevano un pericolo non importante, non influente…. sappiamo bene come è finita.

 

 

Speriamo che gli italiani non siamo come gli americani, ma visto il passato non abbiamo molte chance. Speriamo che Salvini non abbia lo stesso seguito di Trump.

 

 

Speriamo…